Dove il dolore è troppo forte che la lingua si fermi.

In queste ore, proprio mentre io sto scrivendo queste riflessioni, il piccolo Charlie, 10 mesi ed una malattia incurabile, volerà in cielo. Una storia complessa la sua…diverse corti, europee e non solo, si sono espresse con parere unanime a che la spina che lo tiene in vita, considerato il dolore che la sua malattia comporta, venga staccata. I genitori hanno provato in ogni modo a respingere questa opzione, sostenendo che questa creatura abbia il diritto di vivere.

Dio che situazione…se solo mi fermo un attimo a rifletterci divento matta.

Provo ad immedesimarmi nei genitori, per quanto difficoltoso possa essere. Io che un figlio lo voglio, che ho deciso che arriverà comunque, con o senza compagno che sia, che sono stata accanto a due genitori che stavano perdendo la loro bambina, percepisco lo strazio, il dolore senza fine, l impossibilità di accettare tutto ciò, di farsene una ragione, di “lasciar andare”…
Penso e ripenso.. e se è vero che nessuno ha interesse a sapere come la veda io, resta fermo che per me è importante riflettere su questa cosa. Mi chiedo, in sostanza, quello che si chiedono tutti in queste ore: è giusto che su un figlio debbano decidere degli organismi, degli enti, in luogo dei genitori? è un quesito su cui da tempo immemore ci si dibatte..

Mi viene in mente uno dei miei poeti preferiti, Rimbaud, che ironizzava sul fatto che un uomo, oggi, in assenza di Dio, deve tutto alla dichiarazione dei diritti dell’ uomo.. Eh già…in assenza evidente di Dio, in presenza di due genitori evidentemente troppo coinvolti per poter decidere con “lucidità” cosa sia meglio per il loro bambino, ecco che le corti devono farsi carico delle amare decisioni.

Leggo i giornali. Scorro le rassegne, orripilata. Non si tratta di una vita ma di una questione politica: sinistra contro destra, evoluzionismo contro protezionismo, cattolici contro atei, garantisti contro giustizialisti, tutti contro tutti. Umanità, dove sei? Tutto questo mi sconforta, mi scoraggia, ma via via che leggo, che rifletto, che pondero, credo sempre più che questi enti servano e mi convinco che, fossi io a posto di quel padre e quella madre, ringrazierei davvero chi si assume la responsabilità (che peserà per la vita) di valutare ciò che è meglio. Sono sentenze chock. Ma sono fatte da decine di uomini e donne che hanno competenze. Studi. Per fortuna non sta a me dovermi far carico di una responsabilità del genere. Per fortuna non sta a me neppure valutarla. Quello che invece reputo sia compito mio e di ognuno di noi è ripristinare il senso smarrito di Carità. Un tempo, quando sentivo le persone piu grandi di me lamentarsi per l’ andamento di questo mondo sorridevo, credevo sul serio tutto andasse per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Poi, giorno dopo giorno, i cazzotti sferrati da quelli che cercavi di risollevare, i calci negli stinchi di quelli che portavi in groppa, gli spintoni gratuiti di chi non aveva di meglio da fare mi hanno fatto progressivamente ricredere. Il mondo non è assolutamente un bel posto. Intendiamoci, non è per dire che non ci sia speranza o chissà che altro terribile concetto, ma solo per sottolineare come noi, ciascuno di noi, possa in modo fattivo contribuire a renderlo meno bieco. Carità ed empatia. E la consapevolezza che tutti noi, anche quelli che si ritengono migliori di altri, siamo e restiamo umani, imperfetti, sostanzialmente buoni, anche se a volte la vita ce lo ha fatto dimenticare.

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Il silenzio è un dono prezioso.

questa mattina all alba mi sono affacciata sul terrazzo, in cerca di Morghy. La brezza del notturno che stoicamente cercava di resistere al nuovo giorno mi ha fatta un po rabbrividire mentre intorno a me tutto era silenzio. Già, il silenzio…come ci siamo disabituati alla sua presenza, quanto poco rispetto gli offriamo, mentre lui, spesso, sarebbe la soluzione migliore ad un sacco di situazioni…L avete fatta la filosofia voi a scuola? ecco, da Socrate in poi (per quanto ricordo io eh, magari però anche tra i presocratici l argomento era discusso) in molti hanno affrontato l importanza del silenzio in diversi aspetti della vita. Wittgenstein ad esempio diceva che su ciò di cui non si può parlare è bene tacere. Consiglio da tutti snobbato, vi renderete conto…oramai tutti parliamo di qualunque cosa. Eppure ci sono dei momenti in cui io, le lezioni sul silenzio me le ricordo e non solo: vi sono situazioni in cui proprio, pur riflettendo, non saprei cosa rispondere ed allora, piuttosto che vomitare discorsi farneticanti, la mia bocca si serra, la lingua si ferma, il cervello pone il veto. Non sono situazioni facili quelle in cui mi accade ciò eh. Io le parole le perdo di rado, ma alle volte mi succede.Prendo il telefono. Leggo i messaggi. Resto basita. Provo a pigiare i tasti per comporre una risposta ma niente. Del resto Mi pare tutto cosi chiaro….
“Chi non comprende il tuo silenzio non comprende nemmeno le tue parole”…
Ecco, io credo di stare vivendo questo momento qui e ad un livello e ad un intensità tali che questa faccenda non coinvolge un solo aspetto della mia vita ma molti. E’ per questo che credo mi disintossicherò un po dalle parole, dalle chiacchiere a zero, quelle non meditate lungamente. E’ estate, mi godrò sole mare e le cose belle che ho intorno a me. Non dispiacetevi se non vi rispondo, voglio solo riprendermi il mio tempo ❤️
Sgamby

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Ti meriti un amore…

Buongiorno amici!

è un bel periodo per me, ve lo confesso.Non so se sarà sempre cosi,anzi: so che non lo sarà, non può esserlo, la vita è fatta di bassi e di alti. Però voglio confessarvi una cosa. Per molto tempo ho inseguito il sogno della relazione perfetta. Stanca di camicie troppo strette, di persone che quasi quasi sembrava volessero pregate, indecise, titubanti, tiepide, avevo finito col credere che forse sul serio le fiamme della passione, l’ entusiasmo,la voglia di urlare al mondo la felicità di stare insieme fossero delle prerogative tipiche dell’ adolescenza, che non sarebbero capitate mai più. Specie l’ ultima frequentazione…che amaro che mi aveva lasciato in bocca! una bella partenza in tromba e poi la delusione totale, quel “non sei tu, sono io”, o il classico “credevo, ma…” e il “andiamoci piano”, che, magari, dopo partenze che lasciavano invece presagire ben altro, ti arriva nello stomaco come un cazzotto mentre stai bevendo. Io non sono tipa che si accontenta. Non accetto nel modo più categorico di essere un’ opzione da valutare. Io voglio entrare nelle viscere e pulsare nelle vene. Voglio ardere nel petto e far fremere le gambe. E voglio provare a mia volta la stessa cosa nei confronti del mio uomo. Invece, gia alla seconda uscita, quel tiepidume mi avviluppa, mi stritola, si insinua sotto pelle e sviluppa metastasi temibili. Mi spengo. Mi disinteresso. Provo a riflettere con il mio partner e cerco di fargli capire che cosi non ci siamo e alla fine…arrivederci e grazie. Non scriverò che sono fatta male io, no. Io non sono fatta male. Assolutamente. Io voglio esattamente cio che do. Cerco uno scambio pari, un coinvolgimento equanime. Ora, forse, l ho trovato. Forse andrà male, per carità. Ma al momento sta andando come deve andare. Mi sta dando cio che cerco. Mi fa sentire felice di essergli accanto, e si mostra onorato che io sia con lui. Mi vuole, tanto. Lo voglio, tanto. Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Forse finirà, certo, ma quantomeno, per ora, va come deve andare! ed è bello, bellissimo! :) vi lascio con una poesia, leggetela, merita!

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

Estefania Mitre

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Vi aspetto a Livorno per Miss Europe Continental

Nel link di seguito tutti i dettagli del concorso “Miss Europe Continental” che mi vedrà giurata. Vi aspetto!

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Amate l’ attore, apprezzate l’ uomo.

Tra qualche giorno ricorrerà l’ anniversario della sua morte e in molti, come accade sempre, si affanneranno a citarlo, elogiarlo, esaltarlo.
Io l’ ho amato. Lo amo. Lo amerò sempre.
Per l’ attore che è, per il suo viso, le sue movenze, la sua espressività. Per l’ uomo che era.
Se lo cercate su Wikipedia ve lo descrive così: “[...] è stato simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante.“.
In molti, specie dalla critica, non lo hanno compreso immediatamente. Ha per questo vissuto momenti difficili, drammatici persino, costretto com’ era ad un esistenza di mera sopravvivenza, spesso privo persino dei soldi per il biglietto dell’ autobus che lo accompagnava a recitare (gratuitamente), per il cibo, per gli abiti. Tutte cose che lo logoravano, desideroso come era di frequentare il bel mondo e i suoi agi.
Ma è dal punto di vista umano che lo adoro di più. Certo, le donne e i divertimenti smodati, specie nella seconda parte della sua carriera non gli son mancati e di errori ne ha commesse a dozzine, come tutti. Era umano, in grazia di Dio. Come quando trascurava i sentimenti di Liliana Castagnola, ad esempio. I due condividevano la passione per il teatro ma erano rosi dalla gelosia, che ben presto li condusse alla rottura. L’epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d’addio a Totò:

« Antonio,
potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano… Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l’ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?… Addio. Lilia tua »

Totò, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto: il peso della responsabilità, il non aver capito l’intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità», lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli, nella tomba sopra la sua, e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis. Totò volle inoltre conservare un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo di Liliana, con il quale probabilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte.
Eh si, perché non era un insensibile Totò, tantomeno un superficiale. Aveva talento e pìetas, il connubio perfetto. Errava, ma imparava dai suoi errori. E per quanto poteva
Potrei star qui a scrivere per ore di quest’ uomo che non ho mai visto ne conosciuto ma che ho amato al punto da studiare quanto piu mi fosse possibile. Potrei accennare al suo periodo Pesciatino, a tante, tantissime cose. La verità è che nessuno, meglio di Totò, puo parlare di Totò. Prendetevi questi giorni per riguardarvi il repertorio, leggete le sue poesie, tralasciate solo i libri di altri, moglie compresa, che hanno la pretesa di volervelo raccontare. Totò si è raccontato da solo. Provate per credere.

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