DALLA CALABRIA ALLA TOSCANA PER DIRE “NO” A TUTTE LE MAFIE.

Ho appena letto su “l’ espresso” l’ articolo “vivere e morire di ‘ndrangheta” di Giovanni Tizian. Da un paio di giorni infatti è uscito, edito da mondadori, il suo secondo libro, “la nostra guerra non è mai finita”. Un libro, quello di Giovanni, che si prospetta interessante fin dalle prime righe e che per me ha un valore ancora più forte perchè per quelle vie, in quelle strade,  ci sono cresciuta. La vita poi ha portato lui e la sua famiglia in Emilia, io e gli altri siamo rimasti a Bovalino, fino a quando, anche noi, non siamo stati costretti a lasciare la nostra terra, le nostre origini, i nostri amici in cerca di quello che la calabria non era in grado di offrirci. Un futuro.

Difficile raccontare ai miei amici toscani, alla gente che non è nata e cresciuta al sud, cosa abbia voluto significare crescere i Calabria, nel bene e nel male. La mia terra è un paese meraviglioso, un posto dove il sole ha la sua casa. Gli inverni sono miti ed i profumi più intensi riempiono l’ aria in ogni stagione, creando un contesto magico, quasi che la clessidra del tempo scorra a ritmi paurosamente rallentati. Per le strade trovi ancora i ragazzi che giocano come trent’ anni fa, i vecchi si riuniscono ai bar per chiacchierare e giocare alle carte, la gente si reca ogni domenica alla messa delle 9.30 del mattino o a quella delle 18.00 e dopo si ferma in piazza, per chiacchierare del più e del meno. Nella mia terra esistono legami che fatichi a spiegare. I “compari” sono tanti quanto i funghi dopo una settimana di pioggia sulle montagne dell’ aspromonte. E spesso si attribuisce tale titolo anche a persone con le quali in realtà legami ufficiali non ce ne sono, proprio a sottolineare un senso di fratellanza e rispetto che lega le persone le une alle altre indipendentemente dalla parentela. Gli amici rappresentano un pò una sorta di seconda famiglia e sono quelli che crescono con te e con le quali condividi la tua vita, dalla nascita alla morte. Si tratta di legami che altrove fatichi a creare, si tratta di rapporti cosi intimi che a un giovane del nord darebbero fastidio quasi, che  in molti giudicherebbero in alcuni casi persino invadenti.Nonostante viva fuori dalla calabria da circa 9 anni, quando scendo pare quasi non sia mai andata via, tanto forte permane il rapporto con gli amici di sempre.

La calabria ha dato i natali ad illustri personaggi, Corrado Alvaro, Mario la Cava, Saverio Strati, Leonida Repaci, Nosside, Teagene, Stesicoro, Francesco Sofia Alessio, Mattia Preti, Zaleuco, ed in tempi più recenti, solo per citarne pochissimi, Gianni Amelio (1945), Mimmo Calopresti,, Rodotà, Versace, giornalisti come Giovanni Tizian e Tommaso Labate,  rapper come Kento, che nel silenzio e nella modestia danno una mano ai detenuti, a chi è in difficoltà, persone che con le loro opere hanno tenuto alto il nome della nostra regione in Italia e nel mondo.
Ma la mia terra purtroppo è anche altro. La calabria è case sgarrupate e strade colabrodo. E’ discariche a cielo aperto e speculazione edilizia. E’ mancanza di lavoro ed omertà. Esiste una calabria parallela fatta di corruzione e malaffare, di legami malsani, di ‘ndrine e giuramenti fatti con il sangue, una calabria fatta ancora di matrimoni combinati, di violenze familiari tenute nascoste, di voti comprati, di uomini e donne uccisi come cani, per strada, a volto scoperto. Non so fare un conto oggettivo di quanti amici, familiari, conoscenti, hanno pagato con il sangue la scelta di non volersi piegare ai compromessi. Il padre di Giovanni Tizian era uno di questi, ma c’ è stata pure la mamma della mia amichetta delle medie, il padre del mio compagno del liceo, il fotografo del paese,ultimo episodio ( il diciottesimo per la precisione) di sequestro di persona a scopo estorsivo. Molti di questi fatti li ho approfonditi solo dopo essere andata via dal mio paese, anche grazie al prezioso contributo di internet. Oggi, grazie a giornalisti coraggiosi, ad associazioni varie, al cambio di mentalità di molti cittadini, queste storie vengono raccontate, le vittime tornano ad avere voce, ed, in alcuni casi, persino giustizia. Per questo è importante leggere, documentarsi, partecipare ad iniziative come quella di sabato mattina a Firenze. Perchè queste cose non accadono in posti lontani anni luce da voi, ma succede anche qui, in casa vostra. E va fermato.

A breve con legambiente organizzeremo un dibattito sulle infiltrazioni mafiose, anche nel settore ambientale, le cosìdette ecomafie. Presto vi darò ragguagli in merito e questa volta non vi lascerò alibi: vi voglio tutti presenti!

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