LA MIA LETTERA DI AUGURI A “DONNE DI FATTO”

Ho letto con immenso piacere che è partita “donne di fatto”, una rubrica del fatto quotidiano, pensata e studiata per le donne, ma anche per gli uomini. Bene, ce n’ è bisogno. Vorrei tanto la leggessero gli uomini e mutassero la loro mentalità retrograda sulla donna in politica, ma, soprattutto, questa mentalità vorrei la mutassero le donne. Le donne della mia generazione, soprattutto quelle poche che ancora, stoicamente, si ostinano a tentare di voler fare politica, sono stufe di queste convinzioni a compartimenti stagni per cui se ti curi e sei carina sei una donna da pdl, se hai barba, baffi e scarpe ortopediche sei una fiera compagna di sinistra. Vi faccio un esempio personale:
“Le foto del tuo profilo sono più da donna del pdl ”. Questa frase me la sono vista pubblicare sul profilo di facebook dozzine di volte , così come mi sono sentita dire che il mio abbigliamento, le mie scarpe, le mie borse, la mia auto persino!, non siano adeguati ad una donna che si riconosca in questo comparto politico.
Intendiamoci: non è che io vada in giro come una novella Pretty Woman, anzi. Sono una normalissima donna di 29 anni, senza tatuaggi, senza piercing, con una vita tranquilla, che non frequenta locali alla moda, non si ubriaca, non si droga e trascorre il suo tempo libero tra libri, convegni e volontariato. Ma tutto questo non conta, nella società del 2012, ancora, non conta quel che fai, non conta cosa pensi, conta come ti presenti.
E se ci tieni al tuo aspetto, se ti curi, se il “frivolo” mondo della moda magari è uno dei tuoi mille hobby, beh, non sei di sinistra, spesso non sei neppure intelligente e meriti che la gente te lo faccia presente. E questo vale solo per la politica: ho molte amiche, molto più belle di me, che a differenza mia sono libere di postare su facebook le foto che gli pare, di indossare le scarpe che vogliono, di essere giovani donne che vivono in libertà e senza nascondersi la propria vita. A chi naviga (spesso peraltro senza avere alcun ruolo amministrativo che possa in qualche modo giustificare tanto rigore) nel mare della politica questo non è concesso. Ma il dato più significativo a mio avviso è che questo modo ottuso di concepire l’ impegno politico riunisce sia l’ uomo che la donna, anzi, spesso, le donne, quelle figlie della rivoluzione femminista che popolano i partiti politici, sono quelle più velenose ed intransigenti.
Nel modo che parla oggi più che mai delle pari opportunità, teoricamente nessuno si dovrebbe sognare di mettere in contrapposizione la bellezza e l’intelligenza, tantomeno il valore di una persona, anche perchè queste qualità non sono né in contrapposizione né in interferenza. Invece, paradossalmente, proprio nel mondo della politica, quello in cui oggi si discute di quote rosa e avvicinamento dei giovani alla gestione della cosa pubblica, questo avviene continuamente. Ma , se come leggeva Bersani a “vieni via con me”, essere di sinistra è l’ idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi davvero fare un mondo migliore per tutti; se essere di sinistra è credere che abbiamo la più bella costituzione del mondo e che va difesa ogni giorno; se essere di sinistra è credere in un mercato che funzioni senza monopoli e corporazioni, ricordando che ci sono beni che non si possono affidare al mercato; se essere di sinistra significa credere che il lavoro, la salute, l’ istruzione, la sicurezza, sono un diritto di tutti…beh, io sono di sinistra, nonostante i tacchi, il mio abbigliamento o la mia auto

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