una mentalità da cambiare,da Craxi a Lusi

Leggendo i giornali di questi giorni non si può fare a meno di chiedersi se quella forma di degrado etico e morale che ha avviluppato la politica non sia oramai riscontrabile in qualsiasi altro settore. La questione vera infatti, a mio avviso, è che , forse, se ogni comparto sociale, economico e politico umano dà queste dimostrazioni di sè, è perché il vero problema è essenzialmente uno solo, la cosa che anche i settori piu disparati tra loro (come ad esempio la religione rispetto all’ edilizia ecc)hanno in comune. L’ essere umano.
Voglio essere ancora più provocatoria nella mia asserzione e rincarare la dose chiedendo a tutti noi di guardarci allo specchio, e dirci che la colpa è nostra. E qui non faccio distinzioni: è colpa di noi che scriviamo il nostro sdegno su internet e manifastiamo nelle piazze nella stessa misura di chi sta a casa e da sotto l ombrellone la domenica mattina ce ne ha per tutti. La realtà è che per tutta quella serie di motivazioni lette e rilette praticamente oramai ovunque, la società si è evoluta in qualcosa d’ altro e l’ individualismo ha preso il sopravvento in modo preponderante su tutto.
Siamo abituati a pensare a noi stessi come esseri unici, la cultura del collettivo è sparita , anche le famiglie diminuiscono drasticamente il loro numero e oramai sta sparendo addirittura anche la concezione di coppia. Ed in un contesto sociale di questo tipo, in un contesto in cui persino doversi confrontare e render conto ad un individuo delle nostre scelte e decisioni diviene un atto forzoso che non siamo più disposti a voler compiere, figuriamoci che senso può avere quello della collettività, della condivisione di beni materiali ed immateriali con perfetti sconosciuti.
Un esempio potrebbe venirci dalla politica, dove Bossi, Lusi, Penati, e vincitori di case a loro insaputa vari, hanno dimostrato che la cosa nostra è in realta cosa loro e sulla sua gestione non hanno da dir nulla a nessuno. E questo modus operandi è oramai sceso come un manto su tutti i piani, a livello regionale, provinciale ed anche comunale. La mia stessa terra in questi giorni è figlia di queste vicende: gli accadimenti dell’ asl pistoiese, gli arresti nel caso “intoccabili”ad esponenti politici e del mondo dell’ imprenditoria, i viaggi premio ad amministratori da parte di società del ramo del riciclo e l elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo, molto, molto a lungo.
Ma in un mondo in cui l’ individualismo ed il personalismo hanno preso il posto del senso di appartenenza alla collettività la politica strutturata come è strutturata oggi puo’ funzionare? e quale sarà il suo logico cambiamento? A leggere il famoso documento pubblicato ieri da “l’ espresso”e a guardare i movimenti che i partiti stanno camaleonticamente effettuando pare di capire che il futuro preveda la scomparsa (teorica) della figura del politico propriamente detto e tutto il sistema gerarchico dei partiti: via responsabili, dirigenti ecc. Di contempo però vi sarà il rafforzamento della figura e dei poteri del leader, una persona giovane e carismatica, preferibilmente molto conosciuta.
Il problema è che ancora una volta la politica si adegua ad un cambiamento in atto anzicchè provare a correggere eventuali storture. Perché il cambiamento va bene, deve esserci un certo snellimento di strutture ed organi e soprattutto un rinnovamento, ma il problema principale è rieducare ad un senso di collettività e socialità per cui la gestione del bene comune, della cosa pubblica, il rispetto (e soprattutto l’ ascolto) dell’ altrui pensiero , ritornino ad essere valori normali del vivere collettivo. Bisogna, sostanzialmente, rieducare le persone a scandalizzarsi rispetto alle furberie ai danni della cittadinanza, bisogna riportare tutti i cittadini a pensare che se rubano, imbrogliano, intrallazzano, sono dei vermi schifosi, dei bifolchi che di fatto commettono un reato, principalmente di stampo etico. Dobbiamo rieducarli al senso della vergogna, a provare quella sensazione di disagio a guardarsi allo specchio che provavamo da bambini quando rubavamo alla nonna le caramelle dalla credenza. Il problema vero è che qui, davvero, non si vergogna più nessuno. Imprenditori, politici, operai, amministratori, da Craxi a Lusi tutti figli di quell’ “e allora?” che oramai suona come un disco rotto. Io credo sia l’ ora che la politica riprenda il mano il timone, che i cittadini ricomincino ad indignarsi, che i partiti ripensino a cio che è giusto, non a ciò che conviene. Solo cosi, forse, il paese supererà tutte le sue crisi.

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