lentamente muore

Lentamente muore

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.”

Io amo scrivere, scrivere rappresenta per me lo sfogo massimo, la capacità di tradurre concetti pensati in parole. Sono decisamente più brava a scrivere che a parlare perchè, me lo dicono in molti, con le parole non ho freni.
Questa sera sono a casa, succede spesso ultimamente, da sola, davanti al pc e medito. Medito su ciò che ho fatto, su ciò che sto facendo, su quello che vorrei fare. Sugli sbagli che ho commesso, sulle battaglie che ho vinto, sulle pacche ricevute e sulle manate subite. Eccomi qui, stordita come chi una manata l’ ha appena beccata, forte, fortissima, in pieno viso. Brucia, la gota si gonfia e presto un bel livido lascerà il segno. In questi momenti puoi fare due cose: replicare all’ aggressione o leggere Neruda. Qualcosa nella “vecchia” BB sta cambiando, perchè, in altri tempi, in altri luoghi, una manata assestata bene bene l’ avrei data. Ora qualcosa è cambiato, mi siedo davanti al mo pc e rileggo:
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Le cose non vanno cari amici, non vanno in questo assurdo Paese. Non vanno perchè noi non ribaltiamo più i tavoli, io per prima. I miei occhi, quelli di voi, cari compagni che con me state lottando e state scalpitando, continuano a brillare, ma col tempo la forza sembra venir meno e gli sbadigli aver la peggio sui sorrisi. La politica, l’ arte nobile dei tempi che furono, è ridotta ad un mero teatrino dove balbuzienti figuranti divengon rauchi a forza di vender idee vecchie di cent’ anni. Ci annoiano, ci privano del soriso e delle lacrime, non ci fanno palpitare il cuore ma ce lo mandano in fibrillazione.
Il sistema stampa ha mostrato, e la triste vicenda di Lavitola ne è solo l’ ultimo esempio, di essere oramai quasi totalmente asservito e prono. Andare in una redazione e sentirsi dire “sorry, noi siamo schierati,” è la normalità, e il capo servizio che ti dice “io non ho padroni, non ho difficoltà a trasmettere anche il vostro pensiero è veramente l’ eccezione”.
Sulle tv ci sarebbe da aprirci un intera discussione, ma, penso, i dati trasmessi dalla stampa estera e riportati in uno splendido articolo del fatto quotidiano di qualche giorno fa hanno gia detto tanto. Ma la lotta più grossa che dobbiamo prepararci ad affrontare, sarà quella con (contro) l’ economia. Le banche, già possidenti di molti giornali, già possessori per via indiretta di molti partiti, ora ci mettono la faccia e, per citare un’ espressione molto nota, “scendono in campo”, insieme agli imprenditori. Attenzione, non stiamo parlando più dell’ imprenditore Silvio, altri tempi, altra storia, stiam parlando di roba seria. E noi, cari amici, siamo debolissimi e impreparati. Io non so che asurda piega stia prendendo questa riflessione, partita da una mia condizione d’ anmo e terminata ad una critica globale al sistema…ma le parole vengono da se, i pensieri si susseguono, veloci e fugaci, le dita battono veloci pensieri burrascosi e contrastanti: paura, sconforto, ribellione, azione….ma forse tutto questo è normale, forse questo è quell che viviamo dentro di noi tutti quanti, fieri combattenti ma allo stesso tempo fragili passerotti… Neruda conclude dicendo “evitiamo la morte a piccole dosi..”io mi sento di concordar con lui. E se guerra deve essere guerra sia, cerchiamo, se sarà inevitabile, tutti quanti di morire in piedi. L’ ora è tarda, un altra giornata è trascorsa, lasciando dietro di se una manovra finanziaria vomitevole, un Paese in ginocchio, famiglie alla disperazione. Reagiamo, o muoriamo.
BB

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