Dai Pokemon a sarahah, il tormentone estivo di cui (pare)non si possa più fare a meno.

In principio furono i pokemon.
Io, da sempre incuriosita dai fenomeni di massa, scaricai il giochino e trascorsi i miei minuti sulla terraferma durante le mie vacanze in Corsica a cercarli.
Ovviamente giusto il tempo di litigare col mio fidanzato del momento e poi la passione scemò, cedendo il passo alla noia e al disinteresse.
Quest’ anno invece la moda pare essere Sarahah, un’ applicazione nata un anno fa, per mano del saudita Zain al-Abidin Tawfiq, come strumento anonimo per agevolare le comunicazioni spontanee fra dipendenti e vertici.
Si tratta di uno strumento con grafica minimale che permette ad ogni iscritto di condividere sui social messaggi in forma anonima, senza però possibilità di rispondere.
I pareri su questo programmino sono discordanti.
Molti la trovano geniale, altri criticano il fatto che ognuno, non mettendoci la faccia, si deresponsabilizzi rispetto a quanto afferma.
Io vi confesso che ho guardato con molto scetticismo a questa invenzione, per tutta una serie di motivi.
Per ragione di praticità però vorrei partire dagli aspetti positivi della faccenda: Se utilizzato nei contesti giusti, come ad esempio quello per cui è nato, sicuramente può apportare migliorie significative alla vita delle persone, di un’ azienda, di un prodotto. Immaginate ad esempio che figata possa essere dire al proprio amministratore delegato che il piano industriale presentato per il prossimo trimestre è a vostro avviso simile alla corazzata Potemkin di fantozziana memoria: una cagata pazzesca. O al vostro collega d’ ufficio che sarebbe l’ ora cominciasse a lavarsi perché è inaccettabile, il lunedì mattina, arrivare al lavoro con lo stesso odore della sputacchiera del peggior bar di Caracas. Sarahah insomma potrebbe agevolare la soluzione di situazioni delicate in cui i rapporti impari di potere o la delicatezza dei rapporti interpersonali impediscono altri rimedi.
Potrebbe essere utile anche in condizioni in cui ci serve proteggere la nostra privacy per motivi disparati. Penso ad esempio ad un gruppo face su pratiche sessuali in cui mi sono recentemente iscritta. In quel caso, porre domande “delicate” senza metterci subito direttamente la faccia ti tutela da eventuali avventori/stalker che altrimenti comincerebbero a scriverti in modo più o meno ossessivo, permettendoti, allo stesso tempo, di porre quesiti in modo franco e senza imbarazzo.
Veniamo ai contro.
Ecco, io credo che, levato l’ utilizzo sopra descritto, l’ uso di questo strumento nelle modalità che sto riscontrando, sia inutile, dannoso, noioso.
Il fatto di sentirsi protetti dalla segretezza infatti pare liberare, in alcuni esseri umani, la parte più animalesca.
Senza filtri di sorta, pensieri che spesso non sono nemmeno realmente razionalizzati, escono dalle bocche senza essere veramente elaborati, inutilmente per chi li scrive, dannosamente per chi li subisce.
Una sorta di leggerezza e superficialità maggiore si impossessa di chi si sente deresponsabilizzato rispetto a quanto afferma, privando peraltro chi subisce la frase della possibilità di replicare, di argomentare, di dare un feed.
Quando si tratta infatti di pensieri di carattere personale, tra pari, il contraddittorio è indispensabile strumento oltre che di confronto di crescita. Senza considerare che uno dei problemi maggiori che in questo momento la società sta vivendo è proprio quello di riuscire a “confrontarsi” normalmente. Io non ti amo più? ti lascio per messaggio: è cosi semplice! tu non corrispondi i miei sentimenti o li ferisci? ti blocco, nella migliore delle ipotesi, ti ammazzo nella peggiore. Non siamo insomma più capaci di metterci la faccia, di regolare la potenza e l’ impatto di quanto affermiamo, di assumercene responsabilità.
Levato quindi qualsiasi valore positivo di tale giochetto rimane solo la goliardata da fare in branco con gli amici il sabato sera, quei trenta secondi di risate, passati i quali tutto si conclude esattamente come con i pokemon: nella noia più totale. Fino all’ oblio. In attesa, of course, della prossima tendenza.

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