Amate l’ attore, apprezzate l’ uomo.

Tra qualche giorno ricorrerà l’ anniversario della sua morte e in molti, come accade sempre, si affanneranno a citarlo, elogiarlo, esaltarlo.
Io l’ ho amato. Lo amo. Lo amerò sempre.
Per l’ attore che è, per il suo viso, le sue movenze, la sua espressività. Per l’ uomo che era.
Se lo cercate su Wikipedia ve lo descrive così: “[...] è stato simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante.“.
In molti, specie dalla critica, non lo hanno compreso immediatamente. Ha per questo vissuto momenti difficili, drammatici persino, costretto com’ era ad un esistenza di mera sopravvivenza, spesso privo persino dei soldi per il biglietto dell’ autobus che lo accompagnava a recitare (gratuitamente), per il cibo, per gli abiti. Tutte cose che lo logoravano, desideroso come era di frequentare il bel mondo e i suoi agi.
Ma è dal punto di vista umano che lo adoro di più. Certo, le donne e i divertimenti smodati, specie nella seconda parte della sua carriera non gli son mancati e di errori ne ha commesse a dozzine, come tutti. Era umano, in grazia di Dio. Come quando trascurava i sentimenti di Liliana Castagnola, ad esempio. I due condividevano la passione per il teatro ma erano rosi dalla gelosia, che ben presto li condusse alla rottura. L’epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d’addio a Totò:

« Antonio,
potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano… Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l’ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?… Addio. Lilia tua »

Totò, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto: il peso della responsabilità, il non aver capito l’intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità», lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli, nella tomba sopra la sua, e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis. Totò volle inoltre conservare un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo di Liliana, con il quale probabilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte.
Eh si, perché non era un insensibile Totò, tantomeno un superficiale. Aveva talento e pìetas, il connubio perfetto. Errava, ma imparava dai suoi errori. E per quanto poteva
Potrei star qui a scrivere per ore di quest’ uomo che non ho mai visto ne conosciuto ma che ho amato al punto da studiare quanto piu mi fosse possibile. Potrei accennare al suo periodo Pesciatino, a tante, tantissime cose. La verità è che nessuno, meglio di Totò, puo parlare di Totò. Prendetevi questi giorni per riguardarvi il repertorio, leggete le sue poesie, tralasciate solo i libri di altri, moglie compresa, che hanno la pretesa di volervelo raccontare. Totò si è raccontato da solo. Provate per credere.

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