Morire nel ridere.

I clown a me non sono mai piaciuti. Non so riuscire a comprendere da cosa possa essermi nato questo sentimento ma mi hanno sempre provocato una certa tristezza… Sono tuttavia consapevole di essere una minoranza. La storia dei clown si perde nella notte dei tempi, seppur con nomi magari diversi, e per la maggioranza degli esseri umani questi hanno sempre rappresentato lo svago ed il sorriso per antonomasia. Li abbiamo visti e li vediamo nelle corsie degli ospedali, a cercare di portar sollievo a chi soffre, nelle carceri, per provare a far dimenticare le sbarre a bambini incolpevoli e a detenuti abbrutiti dalla carcerazione, con gli anziani, per farli saltare indietro nel tempo e, incredibile ma vero, anche sotto i bombardamenti. Facile far ridere chi è seduto davanti alla tv o in un teatro, per lo meno più facile che far sorridere uno che non ha nessun motivo per farlo come appunto un malato o uno che vive in un territorio di guerra, luoghi insomma dove da ridere, sul serio, non ci sarebbe nulla.

E’ questo che faceva Anas, 24 anni, passati nell’inferno della città siriana di Aleppo, dove si travestiva da pagliaccio per strappare un sorriso ai più piccoli, nonostante le bombe e la distruzione. E’ morto martedì in un bombardamento. Faceva parte di “Space for hope”,l’associazione che aveva realizzato anche degli asili e dei parchi giochi sotterranei, ma che ora ha sospeso le operazioni a causa del conflitto sempre più devastante. Eh già: asili sotterranei. Bambini costretti a vivere, crescere, giocare, sotto terra, come i vermi, responsabili solo di essere nati nella parte sbagliata del globo. Così, mentre noi pigramente pensiamo al cenone di Natale, superficialmente urliamo che questa gente deve stare a casa propria, egoisticamente scegliamo i giochi da comprare ai nostri figli e rispondiamo con secchi “no” a chi ci chiede di spendere 20 euro il mese per adottarne uno a distanza ( visto che diciamo di volerli aiutare a casa loro)perché appunto qui c’ è la crisi, beh, mentre noi facciamo tutto questo, un ragazzo di 24 anni ha deciso di non abbandonare i bambini di Aleppo e di continuare a dar loro, appunto, la speranza.

Gli esseri umani sanno essere molto crudeli alle volte, ce ne accorgiamo tutti i giorni. Taluni tuttavia controbilanciano e compensano con un amore mille volte superiore a molte cattiverie che vediamo in giro.

Io, ancora una volta, osservando il volto dei clown, mi vedo costretta a confermare quanto provavo ogni volta che ne vedevo uno: mi sento triste. Questa volta però il motivo è diverso, da questo momento in poi, per me, cambierà questa convinzione.

Qualcun altro, sono certa, continuerà l’ opera di Anas. Intanto, però, ad Aleppo, decine di bambini sono più soli.

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