Gheddafi scrive a B: Tu quoque, Silvio, fili mi!!

Caro Silvio,
è con il cuore in mano che oggi ti scrivo questa lettera. Chino sulla mia scrivania (in realtà un “volontario” che mi fa da tavolino), mentre mi bombardano, il mio cuore palpita per te… Ne abbiamo fatte di cose insieme, caro compagno di merende! Se sei quel che sei oggi, un po’ è anche merito mio! ma non lo dico per rinfacciartelo, anzi!
Sapessi quale soddisfazione ho provato nel vedere che pian piano l’allievo superava il maestro: uno indagato per quasi tutti i reati previsti dal Codice Penale, per dirla alla Travaglio, che governa il suo popolo
seguendo anche i miei esempi! Il bunga bunga! Quanto ti piaceva, caro compagno! Ed io che pensavo, quest’anno, in occasione del centenario della spedizione italiana in Libia, di replicare alla mia visita dell’anno scorso! Dall’Italia poi un simile trattamento non me lo sarei mai aspettato.
Ma ti ricordi che quando Ronald Reagan decise di farmi fuori, (non di fare la guerra alla Libia, ma di far fuori me) e chiesero l’uso delle basi e il diritto di sorvolo a Craxi, lui negò l’autorizzazione e con Andreotti, Ministro degli Esteri mi avvertirono immediatamente?
Da allora, per 25 anni ho potuto violare i diritti umani, gestirmi i profughi a mio gusto e consumo, ricattare il mondo intero e soprattutto fare affari d’oro con voi che oggi mi bombardate. Ricordo la FIAT di Romiti, la Juventus, Eni, Finmeccanica, Unicredit.. tu che mi baciavi le mani con amorevole affetto, che mi hai accolto con dromedari e cammelli , le mie amazzoni, le tue hostess. Tu che ti dichiaravi mio amico personale, così come lo eri di Ben Ali e di Mubarak, di Putin, di Lukashenko.
D’accordo, anch’io sono una testa pazza, con le vostre motovedette, simpatico pegno d’amore, ogni tanto sparavo ai pescatori siciliani, ma lo facevo per tutelarvi dalle orde che altrimenti avrebbero invaso le vostre splendide coste!! Pur di lasciarvi navigar dolcemente nel mare nostrum li facevo condurre nel deserto libico, li facevo segregare e morire di fame, di sete, di stenti per rispettare quell’accordo feroce che avevo stipulato con l’Italia, quest’amante perversa a cui non ho saputo dir di no.
Avevamo un patto, non una cosa vecchia, ma di appena 3 anni, ratificato dal Parlamento due anni fa, titolato “Trattato di amicizia partenariato e cooperazione”.
All’Art. 2 ci dicevamo che “le parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica, esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle parti di scegliere, sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale”.
All’Art. 4 “le parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta degli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra parte, tenendosi allo spirito del buon vicinato”.
Ma tesoro caro, bombardare per te è un’ingerenza diretta o indiretta?
Quando mi sussurravi che, “nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualunque atto ostile contro l’Italia” ci credevi veramente, o era una scusa per ammaliarmi, per irretirmi, per  conquistarmi? Mi hai sedotto e abbandonato, sfruttato e buttato via.. Ed ora che sono braccato, nei guai, mi molli! Di solito in questi casi lo si fa con una telefonata. Tu alle tue tv hai detto che non mi telefoni perché non vuoi disturbarmi… che gentleman… effettivamente una bomba sul cranio è meno invasiva!!
Addio mio dolce amor, anzi, arrivederci, che come dice un proverbio italiano:
Raro è per un tiranno morir di morte naturale…

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