L’ amore vero esiste ed è meravigliosamente imperfetto.

Sabato pomeriggio sono stata a fare una meravigliosa visita guidata a Palazzo Pitti e vi devo confessare che, nonostante non fosse la prima volta che vi entravo, la sensazione di stupore ed estasi mi ha travolta completamente.

Di tutte le cose viste, una ha colpito particolarmente la mia attenzione, l’ “amorino dormiente” di Caravaggio,
forse perché tra pochi giorni sarà San Valentino, forse perché ero lì con il mio fidanzato, o, più probabilmente, perché in quest’ opera ho scorto un significato che mi sento di condividere a pieno.

Non so se avete idea di cosa stiamo parlando: in sostanza il dipinto, effettuato con la tecnica della pittura a risparmio, ha sfondo completamente nero e, da una luce che come un proiettore illumina solo il protagonista principale, si scorge un piccolo Cupido che, appunto, dorme.
Non si tratta però del solito Dio bambino dalle fattezze perfette, no.
Questo piccolo è decisamente bruttino e persino malconcio. Sembra quasi spossato e privo di forze, come noi dopo una intensa giornata di lavoro: per stare comodo, utilizza una delle sue ali come se fosse un piccolo materasso, mentre l’altra è tesa verso l’alto. Sul corpo ha delle macchie, è malato probabilmente, un’ idea di divinità molto diversa dall’ iconografia classica, senza dubbio.

Ecco, in questi giorni ho pensato molto a questa raffigurazione di amore, del tutto lontana dalla perfezione che tanto sognamo, ma, in compenso molto più reale e veritiera.
Quante volte, immaginando il nostro amore dei sogni, attribuiamo a questo un aspetto perfetto?
Quanto spesso lo pretendiamo composto, etereo, lontano da questa immagine di pargolo ripiegato su un’ ala e con la faretra a fargli da cuscino?

Ecco, forse dall’ amore ci aspettiamo caratteristiche divine che sono lontane dalla nostra umana condizione.
Fateci caso: Anche quando da esterni osserviamo due amanti,ci arroghiamo il diritto di giudicarli solo e soltanto in base al loro aspetto, perdendoci in dozzine di commenti su quanto uno sia migliore dell’ altro, su quanto sperequata o ingiusta possa apparire una relazione, guidati solo e soltanto da aspettative che nulla hanno a che vedere con ciò che realmente siamo e, soprattutto, su ciò che veramente conta.
Abbiamo in sostanza idealizzato cosi tanto l’ amore e abbiamo creato su di lui un’ aspettativa cosi elevata da non riuscire ad essere mai soddisfatti.

Ancora qualche ora e questi pensieri prenderanno corpo sulle le bacheche dei social , che si riempiranno di frasi su amori impossibili, aspettative sopra ogni standard, battute acidule o sconfortate di chi l’ amore non riesce a trovarlo e di chi, purtroppo, neppure ci prova più.
Ed io?
Ecco, se io dovessi dire cosa realmente vorrei da questo San Valentino, beh, sarebbe che il mio compagno, nel tornare a casa dal suo allenamento, mi guardasse ronfare tutta rannicchiata nel mio pigiamone di pile,in quelle pose assurde che ho quando dormo rilassata, si avvicinasse al mio orecchio e mi dicesse che non sono la più perfetta di tutte, ma sono l’ amore del suo cuore per come sono, per ogni mio singolo difetto.
Io, ve lo confesso, da tempo ho compreso il valore e la bellezza del cupido di Caravaggio e nella mia vita desidero circondarmi solo e soltanto di amorini dormienti: le eteree ninfe, le splendide Veneri ed i prestanti Apolli mi fanno ansia, mi sanno di illusione.

Buon San Valentino da Sgamby amici!

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Orrore & dintorni.

Mi chiedo che uomo possa essere uno che vede una diciannovenne senza un euro appena fuggita di comunità e pensi sia cosa buona approfittarne sessualmente in cambio di quello che deve ritenere un equo compenso, 50 euro.
Orrore su orrore si aggiungono nella vicenda di Pamela mentre oggi un altra diciannovenne ha perso la vita a causa della follia omicida di un altro essere umano di sesso maschile.

Cosa sta succedendo ai maschi?

Continuo a chiedermelo, mentre osservo la faccia degli uomini che mi circondano, sempre più spaventata. Scruto gli occhi, i movimenti, le reazioni rispetto a queste vicende e mi chiedo se anche in loro possa celarsi quella miccia pronta ad accendersi alla prima scintilla utile. Del resto, dati alla mano, coloro che hanno commesso questi orrori, molto spesso erano persone “comuni”.
Tutti innocenti fino a prova contraria, vero.
Come è vero che occorre dare fiducia ed una opportunità a chi ci vive accanto, se vogliamo veramente vivere sereni ma, ecco, io ve lo confesso, mi fido sempre meno e di un numero sempre più ridotto di persone.

Non credevo sarei mai arrivata a dirlo ma, questo mondo, ultimamente, mi spaventa molto.

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Convivere con l’ orrore della porta accanto

Secondo alcune teorie la nostra vita è piena di bivi che possono concorrere a modificarla e incanalarla in milioni di strade diverse, persino senza uscita.
Ed una strada senza uscita deve essere stata quella imboccata pochi giorni fa da Pamela Mastropietro.
Diciotto anni ed un’ adolescenza irrequieta, in linea ad onor del vero a quella di molte altre diciottenni. Genitori separati, sballo, cotte che provocano forti emozioni e l’ idea granitica che il meglio deve ancora venire.
Guardo Pamela e vedo me, ve lo confesso.
Invece, purtroppo, alle volte, il futuro si infrange contro il muro del presente ad una velocità esorbitante e tutto ciò che lascia di te sono poveri resti. Diciotto anni sono pochi per morire, specie a quel modo.
Continuo a chiedermi come sia possibile riuscire ad accanirsi con una violenza tale su un essere umano ma poi penso che in effetti di chi ha commesso questo abominio non so nulla anche se immagino che di sicuro deve trattarsi di qualcuno che con queste violenze e atrocità deve averci avuto a che fare.
Penso a Pamela e ricordo la diciottenne che ero e la donna che sono oggi: è successo a lei, sarebbe potuto accadere a me, a molti di voi che leggete. E tremo.

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Capodanno & bilanci.

Esiste un periodo migliore, per tracciare una linea e fare due conti rispetto alla propria esistenza?
La risposta è si, ogni momento è buono per farlo. Tuttavia, in questi tempi frenetici, forse, un giorno comandato da dedicare a questa cosa non è poi così male.
Uhm, vediamo.
L’ anno che volge a termine è stato intenso, come tutti i miei anni del resto, portandomi a conoscere persone meravigliose e facendomene perdere altre, come tutti.
E’ stato tuttavia un anno fondamentale per definire la mia identità, ciò che desidero, chi son veramente e cosa voglio far sapere agli altri di me.
E’ stato un anno ricco di delusioni, ma anche di successi. Ha portato amori che credevo importanti e che poi si son rivelati fuffa, relazioni che credevo transitorie e che si son rivelate invece stabili.
Soprattutto, però, è cominciato con la morte improvvisa di un amico, mentre questo anno comincerà in una villa con molti nuovi amici ed il mo ragazzo, perché, parliamoci chiaro, se qualcosa abbiamo da imparare da queste giornate è proprio questo: la vita è un viaggio imprevedibile e misterioso che ti porta a fare esperienze intense e diversissime tra loro, tutte accomunate però da un’ unica morale: occorre pensare al futuro, per carità, ma anzi tutto è necessario vivere bene e intensamente il presente.
Che sia un 2018 pieno di tutto ciò che desiderate.
Sgamby

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La tratta degli schiavi non è mai finita, purtroppo.

Ci ho messo un pò a decidere di scrivere questo articolo. E’ un buon periodo per me, sono serena e vorrei restare in questa condizione di animo quanto più a lungo possibile e parlare di certe cose significa documentarsi, andare a leggere report e testimonianze, immergersi completamente in storie che per forza di cose interiorizzi. Tuttavia a questo non ci si può sottrarre, la pena sarebbe un tristissimo compromesso con la propria coscienza al quale non mi sento di aderire. Così, armata di coraggio, comincio a leggere.

Ansa: “Ragazzi venduti per qualche centinaia di dollari. Esseri umani battuti all’asta dai trafficanti come fossero oggetti. La tratta degli schiavi del terzo millennio avviene in Libia, come ha denunciato la Cnn attraverso immagine esclusive. Un video di circa sette minuti ripreso con il telefonino da un ragazzo nigeriano che aspettava d’essere venduto in una località non identificata lo scorso agosto. Immagini sgranate, ma non per questo meno scioccanti. “800 dinari… 900, 1.100… venduto per 1.200 dinari (pari a 800 dollari)”, grida una voce maschile che ha appena ‘battuto all’asta’ il giovane. “Un ragazzone forte, adatto al lavoro nei campi”, dice il trafficante per invogliare gli acquirenti. Quel video agghiacciante è arrivato ai reporter della Cnn che sono andati in Libia a verificare. Grazie alle telecamere nascoste, sono riusciti a riprendere un’asta di migranti a Tripoli. Pochi minuti per vendere decine di persone. “Questo è uno scavatore, un omone forte. A chi serve uno scavatore?”, annuncia il banditore. Alla fine, i ragazzi vengono consegnati ai loro nuovi ‘padroni’. I giornalisti della Cnn sono riusciti ad avvicinare due dei migranti ‘venduti’. “Erano così “traumatizzati che non riuscivano a dire una parola. E così terrorizzati che non si fidavano di nessuno”. I filmati sono stati consegnati dalla televisione all-news alle autorità libiche, che hanno promesso un’indagine. Il tenente Naser Hazam, dell’agenzia governativa libica contro l’immigrazione illegale a Tripoli, ha dichiarato di non aver mai assistito ad una vendita di schiavi, ma di essere a conoscenza di gang criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Mohammed Abdiker, direttore delle operazioni d’emergenza dell’Oim, in una dichiarazione rilasciata lo scorso aprile dopo un viaggio in Libia aveva definito la situazione dei ‘mercati degli schiavi’ “terribile”.(ANSA). GUE-NS 14-NOV-17 18:22 NNN”.

La tratta degli esseri umani non è mai stata abolita, se non sulla carta. Non ci sono grossi cambiamenti da quando al mercato, accanto alle bestie, erano presenti gli schiavi provenienti dall africa. Oggi come allora la pesca avviene sempre dallo stesso bacino, le vittime hanno sempre la pelle colorata, i grandi occhi intimoriti che guardano un mondo che con loro non è mai stato benevolo, i denti bianchi come l’ avorio e sogni, sogni di una vita normale, fatta di quelle cose che noi neppure consideriamo più, che diamo per acquisite finchè si tratta di noi. Vorrei poter fare qualcosa, sul serio. La verità è che noi potremmo intervenire, il sistema lo prevede, attraverso una serie di azioni che non comprendono necessariamente recarsi in libia e fare corpo a corpo con i trafficanti di esseri umani. Basterebbe votare le persone ed i partiti giusti, rifiutare il lavoro a nero nei nostri campi e nelle nostre case, non acquistare dalle imprese che delocalizzano perché il costo minore deriva appunto dallo sfruttamento della manodopera. Sul primo punto, la politica, molto c’ è da dire, avete ragione. Converrete però che al netto della catastrofe attuale, votare un “spariamoli in mare”sia diverso dal votare chi, seppur a parole, al momento di integrazione ancora parla. Vi sembrerà poco, ma per quelle povere vite è già qualcosa.

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