L’ amore e la bellezza nei disegni di Phazed

Qualche giorno fa, sfogliando le notizie di facebook accoccolata nel mio lettone mi imbatto in una splendida immagine. C’ è una ragazza, prona, nuda, con la testa reclinata di fianco mentre un uomo, di cui si intravede solo la presenza grazie alla mano che tiene poggiata sulla sua schiena, la possiede da dietro.
“Che oscenità” starete pensando. Eh già, raccontata cosi, questa immagine, potrebbe suonar oscena. Ma le immagini, una cosa è descriverle, altra vederle. Una serie di cerchi concentrici colorati come l arcobaleno si sprigionano da quella mano, posta al centro della scena, avvolgendo la ragazza e illuminando tutto. E’ l’ energia positiva e propositiva della vita, è la passione, si, ma soprattutto è l’ amore.

Resto incuriosita e cosi chiedo alla persona che l’ ha postata di cosa si tratti. Mi da un nome, Jean-Francois Painchaud, aka Phazed, che ovviamente non mi dice nulla. Animatore canadese, lavora per la serie per bambini Wild Kratts, e nel suo tempo libero si diverte a pubblicare delle GIF erotiche, che peraltro facebook ha deciso di censurare, quintuplicando dunque la sua visibilità mediatica. Nel leggere una sua intervista rimango colpita da quanto sostiene, anche perchè lo ritengo reale. Afferma infatti che quando ha cominciato a pubblicare i suoi lavori sul social network non si fosse preoccupato assolutamente del problema “censura”, trattandosi appunto di disegni e peraltro nemmeno particolarmente scabrosi.
Grossa è stata invece la sorpresa nel constatare che la gente è molto sensibile quando si tratta di rappresentazione del corpo di una donna e che ci sono persone che rimangono sinceramente turbate dalla vista di un capezzolo. Questo lo ha portato ad autocensurarsi, nascondendoli, eppure lo segnalano lo stesso e Facebook agisce di conseguenza. Ridicolezze. Non lo dico per fare l’ anticonformista, lo sapete. Anzi, che da tempo segue il mio blog sa bene che quest’ ultima categoria mi fa molto piu tristezza di quella dei conformisti. E’ che proprio lui è bravo ed i suoi disegni mi trasmettono un sacco di sensazioni positive. Pare l’ illuminazione l’ abbia ricevuta sotto funghi allucinogeni e ci può stare visto che uno dei miei poeti preferiti, Baudelaire, ha scritto alcune tra le poesie piu belle di sempre sotto oppio. Vi suggerisco di dare un’ occhiata ai suoi lavori. Vi chiedo di farlo non concentrandovi sul nudo ma sul messaggio. Farete un viaggio bellissimo anche voi, senza bisogno di prendere i funghetti. ;)

Tanti cari baci dalla vostra Sgamby

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Siete tristi?regalatevi un servizio fotografico.

foto di Filippo Basetti, Pistoia,2017

Buongiorno a tutti, miei cari vacanzieri!

Ieri anticipavo a mezzo face la volontà di scrivere un articolo sull’ uso “terapeutico” di un servizio fotografico. Eh si, avete capito bene: tra i molti motivi che possono spingere una persona a farne uno( penso ad esempio al lavoro, ad un’ occasione della vita che è indispensabile immortalare e compagnia danzante), c’ e’ quello di migliorare la propria condizione mentale in un momento particolarmente difficile. Quando Filippo Basetti mi ha proposto questi scatti, esattamente come accaduto con quelli di qualche anno fa, per me lo era e forse, chissà, e’ proprio la macchina fotografica che lo capta, assorbendo le energie negative e restituendo immagini più o meno impattanti. Ciò che spesso ci succede infatti è di trascorrere i momenti bui nel limbo, attorniati dalla nostra aura di malinconia, con lo specchio che ci rimanda un’ immagine di noi che non ci piace. Se serve stare in questa condizione? Oh, si. Troppo spesso rifuggiamo il dolore non comprendendo la sua importanza. Ma questo è un altro discorso, oggi invece voglio suggerire a chi nel dolore ci sguazza da tempo, questo sistema come medicina, specie per le donne.

Vi hanno lasciate per un’ altra?
Amate senza essere corrisposte?
Vi ha fatto candidamente sapere che piuttosto che star con voi si evirerebbe e lo darebbe agli squali?
Guardate le foto delle ragazze su face e trovate che tra tutte, voi somigliate piu che altro al fenicottero rosa su cui volteggiano aggraziate?
Eravate in fila in discoteca e i ragazzi avanti a voi vi hanno ceduto il posto dicendo: “prego Signora, in rispetto alla sua età?”
Avete incontrato la vostra compagna di banco del liceo al supermercato col marito, sosia di Tom Cruise ai tempi di “top gun” ed il figliolo biondo con gli occhi celesti nel carrello della spesa mentre voi, sosia della barbona all’ angolo, acquistavate le scatolette e la sabbia per la lettiera del gatto?

Se vi ritrovate in uno di questi casi (o magari anche in tutti), un servizio contribuirà ad accrescere l’ autostima, vi restituirà la dignità che credevate perduta e vi donerà sicurezza in voi stesse.
Ad una condizione però: che vi affidiate ad un professionista. Di questi tempi infatti non è raro essere contattate da dozzine di ciarlatani che, in virtù del fatto di possedere una macchina fotografica, si spacciano per fotografi. Ecco, questo tipo di persone sono da evitare come la peste.
Anzitutto perché non faranno un buon risultato, poi perché purtroppo accade che, oltre a non essere bravi, siano dei poco di buono. Tranquille: i furbetti li riconoscete subito.
Appena fiutano infatti la vostra condizione, come avvoltoi con la carogna, si fiondano addosso, cercando di convincervi che occorra qualcosa di “impattante”. Scuse, insomma, per sbavare un po su di voi, peggiorando ulteriormente la vostra condizione emotiva e creando spesso anche situazioni di disagio. I risultati poi non vi entusiasmeranno affatto, anzi, forse quell’ effetto “prostituta disagiata” vi creerà un tale imbarazzo che al confronto, la mia faccia quando dissi al cliente cieco “firmi qui” indicando col dito un punto sul foglio, parrà la più normale del mondo.
E’ importante inoltre che spieghiate, visto che pagate, cosa state vivendo, lo scopo che volete raggiungere, le vostre idee sul progetto.
Ciò detto, non vi resta che provare, con buona pace dello psicoterapeuta. ;)
Baci baci da Sgamby.

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Dai Pokemon a sarahah, il tormentone estivo di cui (pare)non si possa più fare a meno.

In principio furono i pokemon.
Io, da sempre incuriosita dai fenomeni di massa, scaricai il giochino e trascorsi i miei minuti sulla terraferma durante le mie vacanze in Corsica a cercarli.
Ovviamente giusto il tempo di litigare col mio fidanzato del momento e poi la passione scemò, cedendo il passo alla noia e al disinteresse.
Quest’ anno invece la moda pare essere Sarahah, un’ applicazione nata un anno fa, per mano del saudita Zain al-Abidin Tawfiq, come strumento anonimo per agevolare le comunicazioni spontanee fra dipendenti e vertici.
Si tratta di uno strumento con grafica minimale che permette ad ogni iscritto di condividere sui social messaggi in forma anonima, senza però possibilità di rispondere.
I pareri su questo programmino sono discordanti.
Molti la trovano geniale, altri criticano il fatto che ognuno, non mettendoci la faccia, si deresponsabilizzi rispetto a quanto afferma.
Io vi confesso che ho guardato con molto scetticismo a questa invenzione, per tutta una serie di motivi.
Per ragione di praticità però vorrei partire dagli aspetti positivi della faccenda: Se utilizzato nei contesti giusti, come ad esempio quello per cui è nato, sicuramente può apportare migliorie significative alla vita delle persone, di un’ azienda, di un prodotto. Immaginate ad esempio che figata possa essere dire al proprio amministratore delegato che il piano industriale presentato per il prossimo trimestre è a vostro avviso simile alla corazzata Potemkin di fantozziana memoria: una cagata pazzesca. O al vostro collega d’ ufficio che sarebbe l’ ora cominciasse a lavarsi perché è inaccettabile, il lunedì mattina, arrivare al lavoro con lo stesso odore della sputacchiera del peggior bar di Caracas. Sarahah insomma potrebbe agevolare la soluzione di situazioni delicate in cui i rapporti impari di potere o la delicatezza dei rapporti interpersonali impediscono altri rimedi.
Potrebbe essere utile anche in condizioni in cui ci serve proteggere la nostra privacy per motivi disparati. Penso ad esempio ad un gruppo face su pratiche sessuali in cui mi sono recentemente iscritta. In quel caso, porre domande “delicate” senza metterci subito direttamente la faccia ti tutela da eventuali avventori/stalker che altrimenti comincerebbero a scriverti in modo più o meno ossessivo, permettendoti, allo stesso tempo, di porre quesiti in modo franco e senza imbarazzo.
Veniamo ai contro.
Ecco, io credo che, levato l’ utilizzo sopra descritto, l’ uso di questo strumento nelle modalità che sto riscontrando, sia inutile, dannoso, noioso.
Il fatto di sentirsi protetti dalla segretezza infatti pare liberare, in alcuni esseri umani, la parte più animalesca.
Senza filtri di sorta, pensieri che spesso non sono nemmeno realmente razionalizzati, escono dalle bocche senza essere veramente elaborati, inutilmente per chi li scrive, dannosamente per chi li subisce.
Una sorta di leggerezza e superficialità maggiore si impossessa di chi si sente deresponsabilizzato rispetto a quanto afferma, privando peraltro chi subisce la frase della possibilità di replicare, di argomentare, di dare un feed.
Quando si tratta infatti di pensieri di carattere personale, tra pari, il contraddittorio è indispensabile strumento oltre che di confronto di crescita. Senza considerare che uno dei problemi maggiori che in questo momento la società sta vivendo è proprio quello di riuscire a “confrontarsi” normalmente. Io non ti amo più? ti lascio per messaggio: è cosi semplice! tu non corrispondi i miei sentimenti o li ferisci? ti blocco, nella migliore delle ipotesi, ti ammazzo nella peggiore. Non siamo insomma più capaci di metterci la faccia, di regolare la potenza e l’ impatto di quanto affermiamo, di assumercene responsabilità.
Levato quindi qualsiasi valore positivo di tale giochetto rimane solo la goliardata da fare in branco con gli amici il sabato sera, quei trenta secondi di risate, passati i quali tutto si conclude esattamente come con i pokemon: nella noia più totale. Fino all’ oblio. In attesa, of course, della prossima tendenza.

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Dove il dolore è troppo forte che la lingua si fermi.

In queste ore, proprio mentre io sto scrivendo queste riflessioni, il piccolo Charlie, 10 mesi ed una malattia incurabile, volerà in cielo. Una storia complessa la sua…diverse corti, europee e non solo, si sono espresse con parere unanime a che la spina che lo tiene in vita, considerato il dolore che la sua malattia comporta, venga staccata. I genitori hanno provato in ogni modo a respingere questa opzione, sostenendo che questa creatura abbia il diritto di vivere.

Dio che situazione…se solo mi fermo un attimo a rifletterci divento matta.

Provo ad immedesimarmi nei genitori, per quanto difficoltoso possa essere. Io che un figlio lo voglio, che ho deciso che arriverà comunque, con o senza compagno che sia, che sono stata accanto a due genitori che stavano perdendo la loro bambina, percepisco lo strazio, il dolore senza fine, l impossibilità di accettare tutto ciò, di farsene una ragione, di “lasciar andare”…
Penso e ripenso.. e se è vero che nessuno ha interesse a sapere come la veda io, resta fermo che per me è importante riflettere su questa cosa. Mi chiedo, in sostanza, quello che si chiedono tutti in queste ore: è giusto che su un figlio debbano decidere degli organismi, degli enti, in luogo dei genitori? è un quesito su cui da tempo immemore ci si dibatte..

Mi viene in mente uno dei miei poeti preferiti, Rimbaud, che ironizzava sul fatto che un uomo, oggi, in assenza di Dio, deve tutto alla dichiarazione dei diritti dell’ uomo.. Eh già…in assenza evidente di Dio, in presenza di due genitori evidentemente troppo coinvolti per poter decidere con “lucidità” cosa sia meglio per il loro bambino, ecco che le corti devono farsi carico delle amare decisioni.

Leggo i giornali. Scorro le rassegne, orripilata. Non si tratta di una vita ma di una questione politica: sinistra contro destra, evoluzionismo contro protezionismo, cattolici contro atei, garantisti contro giustizialisti, tutti contro tutti. Umanità, dove sei? Tutto questo mi sconforta, mi scoraggia, ma via via che leggo, che rifletto, che pondero, credo sempre più che questi enti servano e mi convinco che, fossi io a posto di quel padre e quella madre, ringrazierei davvero chi si assume la responsabilità (che peserà per la vita) di valutare ciò che è meglio. Sono sentenze chock. Ma sono fatte da decine di uomini e donne che hanno competenze. Studi. Per fortuna non sta a me dovermi far carico di una responsabilità del genere. Per fortuna non sta a me neppure valutarla. Quello che invece reputo sia compito mio e di ognuno di noi è ripristinare il senso smarrito di Carità. Un tempo, quando sentivo le persone piu grandi di me lamentarsi per l’ andamento di questo mondo sorridevo, credevo sul serio tutto andasse per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Poi, giorno dopo giorno, i cazzotti sferrati da quelli che cercavi di risollevare, i calci negli stinchi di quelli che portavi in groppa, gli spintoni gratuiti di chi non aveva di meglio da fare mi hanno fatto progressivamente ricredere. Il mondo non è assolutamente un bel posto. Intendiamoci, non è per dire che non ci sia speranza o chissà che altro terribile concetto, ma solo per sottolineare come noi, ciascuno di noi, possa in modo fattivo contribuire a renderlo meno bieco. Carità ed empatia. E la consapevolezza che tutti noi, anche quelli che si ritengono migliori di altri, siamo e restiamo umani, imperfetti, sostanzialmente buoni, anche se a volte la vita ce lo ha fatto dimenticare.

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Il silenzio è un dono prezioso.

questa mattina all alba mi sono affacciata sul terrazzo, in cerca di Morghy. La brezza del notturno che stoicamente cercava di resistere al nuovo giorno mi ha fatta un po rabbrividire mentre intorno a me tutto era silenzio. Già, il silenzio…come ci siamo disabituati alla sua presenza, quanto poco rispetto gli offriamo, mentre lui, spesso, sarebbe la soluzione migliore ad un sacco di situazioni…L avete fatta la filosofia voi a scuola? ecco, da Socrate in poi (per quanto ricordo io eh, magari però anche tra i presocratici l argomento era discusso) in molti hanno affrontato l importanza del silenzio in diversi aspetti della vita. Wittgenstein ad esempio diceva che su ciò di cui non si può parlare è bene tacere. Consiglio da tutti snobbato, vi renderete conto…oramai tutti parliamo di qualunque cosa. Eppure ci sono dei momenti in cui io, le lezioni sul silenzio me le ricordo e non solo: vi sono situazioni in cui proprio, pur riflettendo, non saprei cosa rispondere ed allora, piuttosto che vomitare discorsi farneticanti, la mia bocca si serra, la lingua si ferma, il cervello pone il veto. Non sono situazioni facili quelle in cui mi accade ciò eh. Io le parole le perdo di rado, ma alle volte mi succede.Prendo il telefono. Leggo i messaggi. Resto basita. Provo a pigiare i tasti per comporre una risposta ma niente. Del resto Mi pare tutto cosi chiaro….
“Chi non comprende il tuo silenzio non comprende nemmeno le tue parole”…
Ecco, io credo di stare vivendo questo momento qui e ad un livello e ad un intensità tali che questa faccenda non coinvolge un solo aspetto della mia vita ma molti. E’ per questo che credo mi disintossicherò un po dalle parole, dalle chiacchiere a zero, quelle non meditate lungamente. E’ estate, mi godrò sole mare e le cose belle che ho intorno a me. Non dispiacetevi se non vi rispondo, voglio solo riprendermi il mio tempo ❤️
Sgamby

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