Ti meriti un amore…

Buongiorno amici!

è un bel periodo per me, ve lo confesso.Non so se sarà sempre cosi,anzi: so che non lo sarà, non può esserlo, la vita è fatta di bassi e di alti. Però voglio confessarvi una cosa. Per molto tempo ho inseguito il sogno della relazione perfetta. Stanca di camicie troppo strette, di persone che quasi quasi sembrava volessero pregate, indecise, titubanti, tiepide, avevo finito col credere che forse sul serio le fiamme della passione, l’ entusiasmo,la voglia di urlare al mondo la felicità di stare insieme fossero delle prerogative tipiche dell’ adolescenza, che non sarebbero capitate mai più. Specie l’ ultima frequentazione…che amaro che mi aveva lasciato in bocca! una bella partenza in tromba e poi la delusione totale, quel “non sei tu, sono io”, o il classico “credevo, ma…” e il “andiamoci piano”, che, magari, dopo partenze che lasciavano invece presagire ben altro, ti arriva nello stomaco come un cazzotto mentre stai bevendo. Io non sono tipa che si accontenta. Non accetto nel modo più categorico di essere un’ opzione da valutare. Io voglio entrare nelle viscere e pulsare nelle vene. Voglio ardere nel petto e far fremere le gambe. E voglio provare a mia volta la stessa cosa nei confronti del mio uomo. Invece, gia alla seconda uscita, quel tiepidume mi avviluppa, mi stritola, si insinua sotto pelle e sviluppa metastasi temibili. Mi spengo. Mi disinteresso. Provo a riflettere con il mio partner e cerco di fargli capire che cosi non ci siamo e alla fine…arrivederci e grazie. Non scriverò che sono fatta male io, no. Io non sono fatta male. Assolutamente. Io voglio esattamente cio che do. Cerco uno scambio pari, un coinvolgimento equanime. Ora, forse, l ho trovato. Forse andrà male, per carità. Ma al momento sta andando come deve andare. Mi sta dando cio che cerco. Mi fa sentire felice di essergli accanto, e si mostra onorato che io sia con lui. Mi vuole, tanto. Lo voglio, tanto. Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili. Forse finirà, certo, ma quantomeno, per ora, va come deve andare! ed è bello, bellissimo! :) vi lascio con una poesia, leggetela, merita!

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

Estefania Mitre

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Vi aspetto a Livorno per Miss Europe Continental

Nel link di seguito tutti i dettagli del concorso “Miss Europe Continental” che mi vedrà giurata. Vi aspetto!

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Amate l’ attore, apprezzate l’ uomo.

Tra qualche giorno ricorrerà l’ anniversario della sua morte e in molti, come accade sempre, si affanneranno a citarlo, elogiarlo, esaltarlo.
Io l’ ho amato. Lo amo. Lo amerò sempre.
Per l’ attore che è, per il suo viso, le sue movenze, la sua espressività. Per l’ uomo che era.
Se lo cercate su Wikipedia ve lo descrive così: “[...] è stato simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante.“.
In molti, specie dalla critica, non lo hanno compreso immediatamente. Ha per questo vissuto momenti difficili, drammatici persino, costretto com’ era ad un esistenza di mera sopravvivenza, spesso privo persino dei soldi per il biglietto dell’ autobus che lo accompagnava a recitare (gratuitamente), per il cibo, per gli abiti. Tutte cose che lo logoravano, desideroso come era di frequentare il bel mondo e i suoi agi.
Ma è dal punto di vista umano che lo adoro di più. Certo, le donne e i divertimenti smodati, specie nella seconda parte della sua carriera non gli son mancati e di errori ne ha commesse a dozzine, come tutti. Era umano, in grazia di Dio. Come quando trascurava i sentimenti di Liliana Castagnola, ad esempio. I due condividevano la passione per il teatro ma erano rosi dalla gelosia, che ben presto li condusse alla rottura. L’epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d’addio a Totò:

« Antonio,
potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano… Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l’ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?… Addio. Lilia tua »

Totò, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto: il peso della responsabilità, il non aver capito l’intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità», lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli, nella tomba sopra la sua, e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis. Totò volle inoltre conservare un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo di Liliana, con il quale probabilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte.
Eh si, perché non era un insensibile Totò, tantomeno un superficiale. Aveva talento e pìetas, il connubio perfetto. Errava, ma imparava dai suoi errori. E per quanto poteva
Potrei star qui a scrivere per ore di quest’ uomo che non ho mai visto ne conosciuto ma che ho amato al punto da studiare quanto piu mi fosse possibile. Potrei accennare al suo periodo Pesciatino, a tante, tantissime cose. La verità è che nessuno, meglio di Totò, puo parlare di Totò. Prendetevi questi giorni per riguardarvi il repertorio, leggete le sue poesie, tralasciate solo i libri di altri, moglie compresa, che hanno la pretesa di volervelo raccontare. Totò si è raccontato da solo. Provate per credere.

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Visto uno, visti tutti. Le relazioni ai tempi dell’ omologazione.

Step uno: simpatico, brillante, corteggiatore, diverso da tutti. Cosi almeno si presenta. Tu sorridi, fai notare che avessi un euro per tutte le volte che te la vendono cosi, a quest’ ora la banca dove lavori sarebbe tua. Insiste. Che fai? Una opportunità gliela dai, giusto per non passare per la stronza che se la strappa (che poi tanto ci passi lo stesso, ma vabbè, altra storia).

Step due: ti convinci e accetti  il suo corteggiamento. E’ il momento della trasformazione. L’ uomo galante, simpatico brillante diventa Mr Hyde. Una roba che tu te ne stai lì con lo sguardo confuso e cerchi la telecamera convinta sia una candid. Nella fase due non lo mandi a cacare solo e soltanto perché credi sia un sogno. Mesi a scriverti e cercarti e tu zero. Lui insiste e tu zero. Alla fine ti convinci che uno che insiste tanto evidentemente interessato lo sia, per forza. E invece Ken si trasforma in Usain Bolt, ti racconta di mirabolanti corse di lavoro in giro da notte a giorno e di impegni così improrogabili che tu, che hai avuto a che fare con amministratori delegati, deputati, manager e gente del mondo dello spettacolo lo guardi, sopracciglio sinistro alzato e mani incrociate su labbro corrucciato e dici: “ma che davvero?”

Eh già, ci risiamo. Che palle.

Non che ci avessi creduto eh, figuriamoci. Ma questa monotonia, questa omologazione comportamentale mi deprime. Aspetto sempre in gloria chi diverso dalla massa lo sia veramente, invece questo atteggiamento qui accomuna tutti: il ricco, il povero, l’ erudito, l’ analfabeta, il maledetto, il positivo, l’ anticonformista, l integrato. E’ un incubo .

Step tre: lui, giuro che non scherzo, fa l’ incazzato con te. Io nella fase tre sono già emotivamente altrove eh, però vi confesso che è la fase del processo che più mi diverte e interessa per l’ insieme di patetiche supercazzole imbastite per sostenere l’ incazzatura. A volte sei rea di non capire i suoi ritmi, a volte di non capire proprio un cazzo in generale, a volte di aver frainteso, altre di essere troppo presa bene, a volte troppo poco coinvolta. Sei tu che sei distante e il fatto che tu lo sia perchè magari non si fa setire o perché ti dice che richiama e non ,lo fa o perche quando lo fa c’ ha sempre fretta e voce sfavata non conta. Conta che tu questa cosa qui non te la fai andar bene perdio. E lui non capisce come mai. Boh, forse i maschi prima di frequentare me stavano sempre con delle masochiste prive di vita che vivevano solo  e soltanto in funzione delle necessità dei loro partner. Poi c’ è il classico ciclo mestruale e il disturbo bipolare. Mi risparmio lo “scema” giusto perché sanno che quello, proprio, sarebbe troppo difficile da sostenere. Fatto sta che loro non sono cambiati, no. Tu gli leggi le chat e mostri il tracollo unidirezionale peraltro ma loro non ti ascoltano. E’ colpa tua, non li fai parlare, loro ti stanno argomentando e tu hai pure la pretesa di dire la tua.

E io? Io ascolto, leggo, rido, se ho voglia do spago, giusto X vedere dove si va a parare, dove si può arrivare. Replico talvolta, si. Insisto, trovo soluzioni ai suoi pseudo problemi e compromessi. Cerco di rendergli la faccenda il più limpida possibile: che si scervelli a trovare problemi e impedimenti più complessi almeno, che fatichi Dio santo! le mie amiche mi chiedono chi me la faccia fare, ma che devo dire, io così mi diverto tantissimo. Oramai la mia è una sorta di mission. Uno studio dei comportamenti che mi affascina e permette di conoscere meglio i meandri della mente umana.

Un po come quando gioco con Morgana. Adora essere rincorsa, avere la sensazione di dominare tutto da sotto quel lenzuolo dove, ne è certa, io non posso vederla tantomeno colpirla. Sorrido con Morghy, si, e ogni tanto le allungo la mano. Lei mi colpisce,si diverte, convinta di essere brava. Poi, a na certa, quando sono stanca di giocare, prendo la scatoletta, la metto nella ciotola e lei se ne corre festosa al suo posto. Contenta lei, contenta io.

 

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Il tempo non va tenuto troppo stretto, nemmeno sprecato però.

Penso che la vita, in fondo, sia un po come una sorta di contenitore. Quello che via via ci butti dentro è quello che ritroverai quando, alla sua fine, deciderai di vedere negli anni cosa hai raccolto.

Ecco, ci sono quelli che credono sia importante accumulare: cose, persone, non fa differenza. La loro scatola, quando sarà il momento, sarà piena fino all’ orlo. Molte delle  robe che ci sono dentro non ricorderanno neppure come e quando le hanno avute, molte di quelle vite saranno solo ricordi confusi, slegati da odori, contesti, storie. Avete presente ad esempio chi passa la vita a collezionare vagine o peni?Ecco, giusto per dirne una. Una vagina è e resta una vagina, e certo: due identiche non esistono ma…siamo poi proprio sicuri che arrivati a una certa ce le ricorderemo tutte? non è più plausibile che ricorderemo quella con cui c’ è stato il tempo fisiologico di creare una “storia”?non so, del tipo…”questa vagina appartiene a Carla. Me la ricordo Carla…l’ ho conosciuta una sera a una festa sul mare. Amava camminare scalza e si addormentava sempre un attimo dopo aver fatto l’ amore. Quando parlava strizzava gli occhi ed era una cosa che mi dava molta noia a guardarla, ma quando la baciavo sentivo il profumo di pesca dei suoi capelli e non riuscivo mai a dire basta”.

Non lo so se capite che intendo…Comunque vale anche per gli oggetti, gli lobbies, tutto ciò che ci riguarda.

Poi ci sono persone che nella vita hanno puntato alla qualità: nella loro scatola ci saranno poche, pochissime cose, ancor meno persone. Ciascuna di quelle cose, ciascuna di quelle persone però porta con se ricordi vividi e brividi. Sapori e profumi, gioie e dolori lancinanti. Saranno quelli che hanno sgobbato una vita per ottenere la macchina che desideravano o che non avranno mai vissuto a pieno grandi amori perché troppo critici rispetto al mondo intorno a loro.

Ai primi, al momento debito, inutile dire la delusione che resterà tra le mani, il senso di vuoto per quella vita vissuta si ai cento all’ ora,attorniati da mille persone, da splendide donne o aitanti uomini di una, due, dieci notti,ma sostanzialmente sempre in solitaria. Ai secondi resterà l amaro in bocca per l’ eccessiva morigeratezza. Forse si poteva fare di più. Forse si sarebbe potuto dare più fiducia e tempo a qualcuno, forse occorreva spaziare un po’  di più tra gli umani interessi.

Come sempre, io credo, la giusta misura sta in mezzo.

Io non voglio essere avara, do tempo a tutti coloro che credono abbia un senso far incrociare le nostre esistenze, convinta come sono che ogni esperienza sia di insegnamento per ciascuno di noi, nel bene e, ahimè spessissimo, nel male. Tuttavia non intendo farlo trascorrere in modo convulso con chicchessia ne mi sento bramosa di collezionare milioni di inutili suppellettili. A venti anni, probabilmente la quantità conta, è esperienza. Dopo i trenta la qualità è tutto. Donate il vostro tempo, non siate avari. Non sprecatelo però, non tornerà.
Sgamby.
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